Close Combat. Le Origini e lo sviluppo

September 5, 2016

Il Maestro fa chiarezza...

 

Il Close Combat (letteralmente “Corpo a Corpo”), detto anche“CQC” (Close Quarter Combat) ha origine con questa denominazione a partire dalla seconda guerra mondiale, sintetizzato dai militari anglo-americani, prendendo come riferimento le arti marziali del Giappone. Il suo creatore è comunemente considerato il maggiore inglese William Ferbain, di cui parleremo in seguito.

 

Rimanendo su sistemi di combattimento analoghi che col tempo si sono influenzati l'un l'altro possiamo citare alcuni esempi tra i più significativi...

 

In Cina, nel periodo in cui la città di Shangai fu riconosciuta come tra le più pericolose del Mondo (a causa della criminalità organizzata per un pesante spaccio di Oppio nella zona del Porto) il già citato William Fairbairn nel 1926 sviluppò “defendu“, che si ispira alle arti marziali cinesi e al Judo Kodokan.

 

Polizia

Il defendu, ben testato efficacemente sulla strada in oltre 2000 scontri documentati, nacque per addestrare la polizia e fu poi insegnato a l’OSS (Office of Strategic Services) statunitense e ai membri della Polizia di Stato sempre durante il secondo conflitto mondiale. 

Successivamente Fairbairn, nello stesso periodo, fu chiamato dagli inglesi per addestrare le truppe alleate. Il metodo Fairbairn, è un sistema efficace di combattimento ravvicinato che integra armi da taglio e da impatto, poi adattato anche come sistema anti-sommossa utilizzato dalla polizia.

 

In Gran Bretagna, assunse il nome di “Military Close Quarter Battle” (CQB), fu inizialmente chiamato con l'acronimo "UAC - Un Armed Combat", affiancando un addestramento fisico intensivo e l'utilizzo del pugnale, della pistola e del fucile.
 

Negli Stati Uniti, il già citato "l’Office of Strategic Services" (OSS), nel 1943 ha redatto il manuale “Kill or Be Killed” (uccidere o essere ucciso), ispirato al defendu, al judo e al combattimento corpo a corpo (solitamente chiamato “HtH - Hand to Hand" o "H2H” in ambito militare).

“Kill or Be Killed”, scritto dal colonnello Rex Applegate, è sempre stato considerato uno dei libri più influenti sul combattimento ravvicinato mai pubblicato. Manuale di addestramento militare al combattimento disarmato, i suoi obiettivi sono stati illustrati con grande franchezza dal Colonnello Rex: ”imparare a togliere di mezzo per sempre un soldato nemico”. 

 

La punta di diamante è poi diventato il “R.A.T.” (Rapid Assault Tactics): un “sunto” del sistema elaborato appositamente per le forze speciali statunitensi e per essere appreso in tempi brevi. 

Si ispira al topo, animale che riesce a sopravvivere anche nelle situazioni più avverse. 

Il "RAT" si basa su tre concetti fondamentali: chiusura, pressione e terminazione. Divenne il sistema di riferimento per Militari, Marines, Rangers, FBI, DEA, CIA e più di 50 dipartimenti di polizia.

 

In Israele, negli anni '40, Imi Litchinfield, esperto di boxe e wrestilng, mise a punto un nuovo sistema di combattimento militare, che nella forma tradizionale è chiamato Krav Maga (Corpo a Corpo). Il suo lavoro andò a perfezionare e a integrarsi con la versione di difesa personale precedente in uso nel Haganah (forza di autodifesa), che attiva già dagli anni '20, si basava prevalentemente sul Ju Jitsu

Recentemente, a causa delle mode favorevoli e di un'estesa operazione di marketing, questo metodo, soprattutto nella sua versione "civile", ha subito un impoverimento tecnico e qualitativo allo scopo di lucrare su una formazione mediocre che in pochi mesi, se non addirittura in giorni o poche settimane, pagando il convenuto, permette di fregiarsi del titolo di "istruttore".

Ovviamente ci sono le eccezioni, senza generalizzare.

 

In India, Deepak Rao e Seema Rao, hanno compiuto sforzi significativi per modernizzare le Arti da combattimento corpo a corpo. Il loro sistema chiamato ACCS (The Advanced Commando Combat System), è frutto di uno studio effettuato su oltre 15.000 soldati delle forze indiane. ACCS trae ispirazione da ”Art of War” (arte della guerra) di Sun Tzu, dalle tattiche di combattimento del "Jeet Kune Do" di Bruce Lee e dal CQB.

 

L'approccio "Militare" al combattimento non è una novità, tutte le arti marziali sono nate per lo scontro sui campi da battaglia, per poi degenerare in palestra, dove le simulazioni degli scontri sono sempre più lontani della realtà. I sistemi da combattimento orientati alla "guerra" (a differenza degli sport da combattimento), sono caratterizzati da combinazioni di tecniche letali o come minimo invalidanti, che hanno un solo scopo, quello di risolvere lo scontro nel minor tempo possibile.

 

I PRINCIPI DEL CLOSE COMBAT

I principi su cui si basa il Close Combat si orientano principalmente sulla neutralizzazione di uno o più avversari:

• Il più presto possibile;

• Nel modo più efficiente possibile;

• Con tutti i mezzi a disposizione (uso delle armi “occasionali”).

 

La convergenza di questi propositi intorno ad un obiettivo strategico mirato alla completa eliminazione della minaccia rappresentata dall'avversario, tende a concretizzarsi soprattutto in percussioni date con ogni parte del corpo che hanno come target specifiche aree anatomiche.

 

La versione del Close Combat che proponiamo al Cocoon è principalmente quella dell'I.S.A.M. (Istituto Superiore di Arti Marziali che ha a capo il Maestro M. Maltese) ed è la sostanza estrema dei più efficaci sistemi di combattimento a distanza ravvicinata a mano nuda, con il coltello, con armi flessibili e “occasionali" usate dai corpi speciali e reparti d'elite degli eserciti di tutto il mondo.

È un sistema già adottato da operatori della sicurezza sia in Italia che all'estero ed è un metodo attraverso il quale l'essenza delle arti di combattimento orientali e occidentali vengono assimilate e personalizzate rapidamente.

Si parte dall'apprendere semplici e istintivi schemi motori di base che finalizzano in tecniche di leva articolare, strangolamenti, proiezioni e tecniche di percussione con qualsiasi parte del corpo.

Completa il lavoro una accurata presentazione sull'approccio psicologico al combattimento per la sopravvivenza.Perché il "Corpo a Corpo"?

Perché nella "difesa personale" lo scontro si risolve spesso in uno spazio ristretto poiché non ci sono regole, ring o arbitri che obblighino gli avversari a ritornare ai loro posti non appena il combattimento diventa troppo ravvicinato.

Ed è proprio questa l'essenza di questo sistema di combattimento, attraverso tecniche di estrema efficacia e rapidità d'esecuzione.

Adatto ai tutori dell'ordine, come ai volontari dell'Esercito regolare, il corso è aperto anche a tutte le persone che vogliono usufruire di una formazione specifica e un rapido tirocinio di Tutela Personale nel rispetto del Codice Penale (Difesa non letale, adatta alle forze di Ordine pubblico e privato) insieme a forme più estreme di difesa e sopravvivenza nei confronti di una minaccia armata o di gruppo.

 

Il Close Combat dell'I.S.AM. si evolve da tutte le esperienze e le versioni precedenti prima elencate integrandosi al Jeet Kune Do di Bruce Lee (già citato nell’ACCS), al Kali Eskrima Filippino e al Pencak Silat Indonesiano e Malese. Entrambe queste ultime discipline da Guerra, hanno dimostrato col tempo di essere micidiali ed estremamente efficaci nel corpo a corpo sia a mano nuda che con le armi bianche, rivelandosi adattissime a un sistema di combattimento che ha come fine ultimo la totale neutralizzazione dell'avversario in un contesto da battaglia e non da palestra.

Prossimamente approfondiremo queste Arti Marziali con articoli specifici, dal momento che vengono insegnate anche singolarmente nella nostra struttura. 

 

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Gianluigi Curcuglioniti  - Maestro di Arti Marziali  -  I.S.A.M.   

Lavora presso il nostro Centro Sportivo da anni. Tiene i corsi di Pencak Silat, Close Combat, Kali Escrima, Difesa Personale e con il collega e Maestro Federico Ferrari il corso di Jeet Kune Do.

 

 

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